Signes de Lumière

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INTERVISTA A SIGNES DE LUMIÈRE

1. Come vi siete conosciuti? Ci siamo conosciuti via internet e da subito c’è stato un dialogo tra interessi comuni e amore per l’arte.

2. Avete iniziato a collaborare fin da subito oppure il vostro progetto ha preso vita successivamente? Diciamo che è cominciata da subito una collaborazione, le prime foto sono state fatte un po’ per caso nel 2008 in un parco facendo scritte e disegni con la luce del display del telefonino e da lì abbiamo cominciato a sperimentare il light painting seriamente, poi ha preso forma concreta il progetto “Signes de Lumière” con la prima mostra delle nostre foto nel 2009.

3. Il vostro nome d’arte è “Signes de lumière”; per due persone che intraprendono la strada del light painting è perfetto, ma quali scopi ha? Cosa volete trasmettere alle persone con i vostri lavori? Signes de Lumière è stato il nome della nostra prima grande mostra tenuta nel 2010 a Potenza Picena. Il nome era stato scelto dal curatore di allora e ci è piaciuto a tal punto che abbiamo voluto continuare a chiamarci così piuttosto che con i nostri singoli nomi. Tra gli scopi oltre a quello di promuovere i nostri lavori ci sono anche quelli di effettuare dei workshop, per illustrare le nostre tecniche e delle live performance per mostrare ai vari partecipanti che le nostre immagini non sono il risultato di una postproduzione ma direttamente da uno scatto singolo. Ci piace pensare di suscitare curiosità, divertimento e interesse alle persone che ci seguono e finora abbiamo sempre avuto riscontri positivi e entusiasti.

4. Come e quando avete scoperto il light painting? Avevo fatto diversi esperimenti già prima che arrivasse il digitale, in realtà il tempo B della macchina fotografica analogica mi è sempre piaciuto, ho fotografato molto la notte giocando con le luci già negli anni 80, ma la scoperta della parola lightpainting e che ci fosse tutto un mondo intorno me ne sono reso conto solo mentre nasceva il progetto con Giulio.

5. Cosa significa per voi fare light painting? Fare lightpainting è una magia, è esplorare un’ulteriore forma espressiva artistica. Mescolare la tecnologia con il disegno tradizionale per ricreare un’atmosfera fantastica è un’esperienza stimolante sia per noi che per i protagonisti dei nostri scatti.

6. C’è qualcuno o qualcosa da cui traete ispirazione? Ci lasciamo molto guidare dall’istinto e dal contesto in cui ci troviamo o ancor di più dalla persone che si prestano a essere coinvolte nelle nostre immagini. Non conoscevamo molto questa tecnica prima di sperimentarla dal vero; poi ci siamo documentati e ora siamo in contatto con diversi amici lightpainter sparsi per il mondo ma per lo più ci ispiriamo ai classici: le foto di Picasso, di Man Ray scattate con mezzi molto semplici ma cariche di creatività e suggestioni.

7. Gli stop motion realizzati con gli scatti di light painting non sono di certo una novità; però possiamo dire che voi siete i primi light painter italiani ad aver realizzato un videoclip musicale. Che ne pensate? Siete soddisfatti del vostro lavoro? È stato difficile? Le foto per “La canzone della mosca” sono stati effettuati in due weekend consecutivi e non è stato difficile riuscire a ricavare un numero di frame sufficienti. La realizzazione del montaggio video ha richiesto invece tempo di gestazione più lungo. Abbiamo ripreso il progetto nell’estate di quest’anno rivedendoci con l’autore di testi e musica Zolletta dopo averlo tenuto in standby per qualche anno. Nel giro di un mese ho sincronizzato le immagini all’armonia e l’abbiamo presentato in anteprima i primi di Ottobre ad Ancona con un buon riscontro di pubblico. Nello scorso mese di Dicembre lo abbiamo presentato in quel di Perugia in una due giorni dedicata interamente al lightpainting che prevedeva tra l’altro workshop, mostra e live performance. Ne siamo soddisfatti certo, anche se nel frattempo la nostra tecnica è migliorata e ci troviamo alcuni difetti nelle foto di 4 anni fa, ma le emozioni ci sono e il video è un pezzo della nostra storia e di quella del light painting in italia e ne siamo molto felici.

8. Osservando i vostri scatti non si può non notare l’uso costante delle luci colorate. Come mai questa scelta? Pensate che il colore possa dare quel “qualcosa in più” agli scatti? Assolutamente si, non si può prescindere da questo anche per dare più calore alle immagini. Abbiamo la nostra tavolozza di colori, costruiamo da noi le attrezzature che utilizziamo, per tratti fini o per grandi pennellate.

9. Un altro elemento che contraddistingue i vostri scatti è l’interazione con le persone. Molti artisti invece amano utilizzare paesaggi o fare “solo” disegni nell’aria. C’è un motivo per il quale portate avanti questa tipologia di scatti? Si è vero questa è una nostra caratteristica peculiare e imprescindibile. Abbiamo bisogno dell’interazione con l’elemento umano. Credo che la cosa ci sia venuta spontanea dal momento che entrambi separatamente abbiamo lavorato con il ritratto. Abbiamo ben presto coinvolto amici oltre a ritrarci noi stessi.

10. Secondo voi, cos’è fondamentale avere o fare per ottenere buone fotografie? Esercitarsi tanto, voglia di sperimentare e dotarsi oltre che di una buona dose di pazienza, di attrezzature semplici e maneggevoli. Occorre pensare che nel momento in cui si spengono le luci lo spazio è una tela invisibile in cui si perdono tutti i punti di riferimento ed è importante avere una buona padronanza del tratto. Chi sta dietro la macchina fotografica può aiutare il light painter a rimanere entro i confini dell’immagine e guidarlo per una buona realizzazione della stessa. Abbiamo torce di diverse dimensioni e ciascuna con un colore diverso per cui tutti gli strumenti devono essere preparati e resi accessibili.

11. Qual è l’aspetto più semplice e quello più difficile del light painting? Fare lightpainting può essere molto semplice volendo fare dei tratti nell’aria, basta una reflex con un tempo lungo e la torcia di un telefonino. Ormai è possibile trovare in rete diverse immagini di lightpainting e vediamo spesso la rincorsa ad emulare risultati ottenuti da altri. Forse il difficile è proprio riuscire a distinguersi per originalità, mantenere un proprio stile identificativo. A noi non interessa la pulizia tecnica e la perfezione ma avere immagini che suscitino emozioni.

12. Avete progetti per il futuro? Contiamo di ripetere l’esperienza di Perugia “In light we trust” (workshop, mostra fotografica, live performance e presentazione video) in altre città d’italia … chi è interessato dei tuoi lettori non esiti a contattarci per avere info e speriamo di poter organizzare la prima mostra evento di lightpainting in Italia potendo invitare i nomi più importanti del settore con i quali siamo in contatto. E poi altre collaborazioni per altri video in stop motion come quelli fatti con Zolletta e l’attore Niba. Abbiamo in mente un progetto legato ai movimenti della danza da realizzare con una coreografa nostra amica.

13. Che consiglio dareste ad un giovane che vuole intraprendere la strada del light painting? Il consiglio è quello di non porre limiti alla propria creatività e fantasia e di usare la tecnica non solo per ripetere i risultati raggiunti da altri ma per trovare una propria strada e stile al servizio delle emozioni.

14. Ci fate un saluto? Un saluto luminoso a tutti i lettori di lightpaiinting.com da Yapwilli e Garagolo perché crediamo nella luce. In light we trust.

Intervista di Valeria Ricci

SITO UFFICIALE DI SIGNES DE LUMIÈRE

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